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SEPARARSI “CIVILMENTE” ( E CONVENIENTEMENTE) O DISTRUGGERSI?

Pur essendo più popolare la seconda via, appare più vantaggioso seguire la prima strada. Cosa c’è, infatti, di più triste di un matrimonio che finisce? Un matrimonio che finisce male in stile “Guerra dei Roses” o guerra dei rolex, per citare la cronaca degli ultimi tempi.

La vulgata vuole che gli avvocati si divertano a fare le cause -o per lo meno ci speculino- ma vedere due persone che un tempo si amavano, litigare furiosamente  animate solo dal desiderio di distruggersi non è poi così avvincente nemmeno per gli avvocati più spregiudicati. 

Non solo, spesso queste guerre tra coniugi si chiudono senza nessun vincitore ma solo con le macerie da cui nessuno trae beneficio, neppure economico.

I casi di cronaca di separazioni tra persone famose sono solo un esempio “in grande stile” di quello che accade in tante separazioni dove il livello di litigiosità acceca le parti che devono invece trovare nell’avvocato  un aiuto in questa transizione che permetta loro di continuare a frequentarsi nel reciproco rispetto a tutela della rete di rapporti familiari creati (leggi rispetto davanti ai figli) ma anche di tutelare il patrimonio che la coppia in costanza di matrimonio ha costruito proponendo soluzioni differenti dalla sola e semplice divisione della comunione coniugale.

Dividere il patrimonio e attribuire a ciascun coniuge un singolo bene può portare nei fatti a distruggere un patrimonio produttivo e a scontentare tutti. Se la coppia ha creato un’impresa, che senso ha dividerla o distruggerla?

La gestione degli aspetti economici della divisione o il suggerimento di strumenti che modifichino la comunione matrimoniale mantenendo la produttività del bene, possono non solo avvantaggiare economicamente i coniugi ma abbassare il livello di litigiosità e favorire una separazione civile nel rispetto dei figli, se ci sono, e del passato comune della coppia.